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Approfondimento Convivere con la PAH  

Colesterolo HDL: Marker prognostico e di severità dell’ipertensione arteriosa polmonare (PAH)

  03/02/2021

Il ruolo del colesterolo HDL (high-density lipoprotein) in senso protettivo, per quanto attiene lo sviluppo di aterosclerosi e patologie cardiovascolari, è stato evidenziato da molteplici studi clinici. Un interessante articoli di review pubblicato su International Journal of Molecular Sciences e disponibile in bibliografia, sottolinea come recenti scoperte hanno rivelato l’impatto del HDL sulla vaso-reattività delle arterie polmonari e sulla prognosi dei pazienti affetti da ipertensione arteriosa polmonare (PAH).1 La PAH, infatti, è ormai considerata una patologia sistemica che coinvolge diversi organi e tessuti ed è caratterizzata principalmente da un'alterata funzionalità endoteliale e da modificazioni metaboliche ed a carattere infiammatorio.1

Si è documentato come bassi livelli di HDL ed insulino-resistenza siano presenti maggiormente nei pazienti con PAH rispetto ad una popolazione di controllo1. Tale riscontro si associa ad una prognosi maggiormente negativa nonché ad una più avanzata patologia vascolare in sede polmonare. Il colesterolo HDL svolge infatti un’attività vasoprotettrice, prevenendo l’aterosclerosi mediante il trasporto del colesterolo dalle pareti delle arterie al fegato, ed evitandone così l’accumulo nei vasi sanguigni. Tuttavia, nuove evidenze hanno attribuito al colesterolo HDL altre importanti funzioni, soprattutto per quanto riguarda la circolazione polmonare. Tra queste, ricordiamo l’attività vasodilatatrice, antiinfiammatoria, antiossidante e citoprotettiva, la modulazione del metabolismo del glucosio, la regolazione dell’attività piastrinica e dell’espressione genica1.

L’attività vasodilatatrice è collegata al rilascio di ossido nitrico (NO) e prostaciclina, stimolato dal colesterolo HDL. Questo meccanismo molecolare è associato alla presenza di 3 lisofosfolipidi su HDL1. Una carenza della proteina S1P3, il recettore di questi fosfolipidi, causa una riduzione del 60% dell’attività vasodilatatrice dell’HDL1. Per quel che riguarda l’attività antinfiammatoria, è stato osservato (in studi in vitro e in vivo) che il colesterolo HDL può interagire con i linfociti-T, inibendo la stimolazione dei monociti e la produzione di citochine infiammatorie1. Inoltre, il colesterolo HDL è in grado di sopprimere la produzione di interferon-gamma nei macrofagi umani1.

L’attività antiossidante, che permette di prevenire danni alle cellule del sistema vascolare, è svolta da alcuni componenti del colesterolo HDL1. Il ruolo antinfiammatorio e antiossidante del colesterolo HDL nei pazienti con PAH è stato recentemente confermato1.

Come anticipato sopra, negli ultimi anni, è stata ipotizzato che l’alterazione del metabolismo del glucosio e dell’insulina siano fattori di rischio per la patogenesi della PAH1. Forti evidenze riportano che il colesterolo HDL può migliorare il metabolismo del glucosio e la sensibilità all’insulina di cellule muscolari e adipose1. La relazione tra HDL e omeostasi del glucosio è mediata da diversi meccanismi, tra cui la capacità del colesterolo HDL di stimolare la secrezione di insulina dalle cellule beta del pancreas, migliorare la resistenza insulinica e regolare il metabolismo lipidico1. Anche l’attivazione piastrinica è un fenomeno osservato nelle patologie che colpiscono il sistema vascolare dei polmoni, ed è accompagnata dal rilascio di fattori vasocostrittori e pro-infiammatori1. In questo contesto, il colesterolo HDL è in grado di modulare le vie di segnalazione associate alla PAH, non solo stimolando la sintesi di NO, ma anche inibendo l’aggregazione piastrinica e i fattori della coagulazione. Le proprietà vasoprotettive del colesterolo HDL hanno mostrato recentemente di svolgere una parte fondamentale nei pazienti con differenti forme di PAH1. Uno studio ha descritto come pazienti con PAH presentano livelli più bassi di HDL rispetto al gruppo di controllo1. Nei pazienti in cui il livello di HDL era più elevato, il peggioramento delle condizioni cliniche si verificava in tempi più lunghi rispetto a quanto non avvenisse nei pazienti con livelli di HDL più bassi1. Inoltre, nei pazienti con PAH, il livello sierico di HDL era in grado di differenziare i survivors dai non survivors. In un altro studio su 227 pazienti con PAH osservati per oltre 5 anni, gli autori hanno riportato che alti livelli di HDL erano associati ad una più bassa mortalità (dopo aggiustamento per età, terapie e punteggio dei fattori di rischio)1.

In generale, dati recenti ed esperimenti clinici hanno descritto che le proprietà protettive del colesterolo HDL possono essere associate a benefici sulla sopravvivenza in pazienti con PAH.


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