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Approfondimento Convivere con la PAH  

La carenza di ferro nella PAH

  21/01/2021

Il ferro è essenziale per il corretto funzionamento di numerosi processi fisiologici, fra i quali il trasporto dell’ossigeno e il metabolismo energetico. Circa il 70% del ferro è legato all’emoglobina e il 5-10% del ferro è localizzato nella mioglobina. La carenza di ferro è la causa più comune di anemia nel mondo e, in particolare, è frequentemente associata a malattie croniche come l’insufficienza cardiaca o malattie renali.1

Recenti ricerche scientifiche mostrano come una carenza di ferro sia di frequente riscontro in pazienti affetti da ipertensione arteriosa polmonare (PAH) idiopatica: condizione questa che si correla con la gravità della malattia fornendo, altresì, una connotazione prognostica negativa. Inoltre, i pazienti con PAH e carenza di ferro mostrano una ridotta capacità di compiere esercizio fisico. Il ferro è essenziale per mantenere adeguate prestazioni fisiche, e si suppone che una sua carenza ostacoli il trasporto e la distribuzione dell’ossigeno al tessuto muscolare, alterando l’omeostasi dell’ossigeno locale.1

Esperimenti condotti su animali hanno documentato che una dieta carente in ferro per quattro settimane comporta un rimodellamento vascolare e PAH.1 Tale perturbamento anatomo-funzionale, con aumento della pressione arteriosa polmonare media ed ipertrofia muscolare a carico della parete vasale, può essere invertito, contrastato da una supplementazione endovenosa di ferro.1 L’accumulo di cellule muscolari lisce a livello delle arteriole polmonari è un fenomeno tipico della PAH.2 In conseguenza di tale modificazione anatomica, le arteriole distali polmonari avranno una ridotta compliance,2 ovvero capacità di modificare il loro diametro in funzione delle variazioni pressorie e si presenterà una maggiore resistenza al flusso ematico.

In definitiva, la carenza di ferro è associata a manifestazioni più severe della PAH: una dieta a base di ferro è in grado di attenuare la tipica attività di vasocostrizione polmonare in risposta ad eventi ipossici, migliorando alcuni parametri funzionali della PAH, sia in pazienti anemici, sia in pazienti non anemici.3


7 gennaio

COVID-19 in pazienti affetti da Ipertensione Arteriosa Polmonare (PAH) e Ipertensione Polmonare Tromboembolica Cronica (CTRPH): Incidenza e impatto sulla gestione della cura

All’inizio della pandemia da COVID-19, si è dibattuto riguardo la possibile percezione di un basso rischio di sviluppare una grave infezione da SARS-CoV-2 nei pazienti affetti da ipertensione arteriosa polmonare (PAH). Da notare, inoltre, come i centri specialistici di riferimento per la PAH non abbiano registrato un numero particolarmente elevato di pazienti PAH positivi al COVID-19 e diverse ipotesi sono state formulate a riguardo.

28 gennaio

La gestione della PAH nei pazienti anziani

Storicamente, l’ipertensione arteriosa polmonare (PAH) è considerata una patologia giovanile che colpisce prevalentemente le donne. Tuttavia, i dati provenienti da studi registrativi suggeriscono che, nel corso degli anni, le caratteristiche demografiche della popolazione affetta da PAH stiano mutando, con un aumento dell’età media alla diagnosi, del numero di pazienti anziani e della percentuale di soggetti maschi.