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Approfondimento Convivere con la PAH  

Il test da sforzo cardiopolmonare nella valutazione del paziente con ipertensione polmonare sospetta o nota

  19/03/2021

Questa pubblicazione italiana, disponibile online sul sito dell’Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri (ANMCO) illustra lo svolgimento pratico nonché i presupposti fisiopatologici del test da sforzo cardiopolmonare ed il suo impiego nella valutazione di un paziente con ipertensione polmonare (PH) sospetta o già accertata.

Il test da sforzo cardiopolmonare (CPET) serve ad analizzare i diversi parametri che indicano le risposte cardiovascolari, respiratorie e metaboliche all’esercizio. L’analisi congiunta dei parametri rilevati da questo test, rende possibile la valutazione del grado di limitazione funzionale (se, e in quale misura, la malattia di base sia, per il paziente, un fattore limitante nella capacità di compiere uno sforzo fisico) e la fisiopatologia dell’esercizio (vale a dire, quali siano i fattori più importanti, responsabili delle limitazioni funzionali del paziente e della manifestazione dei sintomi). Nel paziente con sospetta condizione di ipertensione polmonare, la suddetta metodica di indagine è d'ausilio ai fini diagnostici e prognostici.

Il test da sforzo cardiopolmonare “classico”, ossia quello eseguito e disponibile nella maggior parte dei laboratori, si esegue facendo correre il paziente su un tappeto rotante, oppure facendolo pedalare su una cyclette (cicloergometro).

Per l’intera durata del test, il paziente è connesso, attraverso un boccaglio o una maschera, ad una serie di apparecchiature che permettono la registrazione continua dei flussi e della concentrazione dei gas espirati. I principali parametri di interesse saranno, quindi: il consumo di ossigeno (VO2), la produzione di anidride cabonica (VCO2), la quantità d’aria che entra ed esce dai polmoni in un minuto (ventilazione al minuto, VE), la pressione parziale di fine espirazione per l’anidride carbonica (PetCO2), e la pressione parziale di fine espirazione per l’ossigeno (PetO2). In genere, al paziente viene anche applicato un pulsossimetro (apparecchio che misura la saturazione di ossigeno nel sangue periferico), con contestuale monitoraggio dell'attività cardiaca, mediante elettrocardiogramma, e della pressione arteriosa sistemica. Dopo una fase iniziale di registrazione di un valore basale si procede con una fase di riscaldamento, propedeutica alla fase di esercizio, caratterizzata da uno sforzo incrementale in base ad un protocollo personalizzato, con l’obiettivo di raggiungere il picco dell’esercizio in circa 6-12 minuti.

Gli aspetti principali nella valutazione complessiva del paziente sottoposto al suddetto accertamento strumentale sono:

  • Il consumo di ossigeno (VO2) che indica quanto il paziente sia “limitato”, ossia quanto la patologia è grave e lo limita
  • La riserva respiratoria, che risponde alla domanda: il paziente è limitato per una patologia respiratoria, o per altre cause?
  • La pendenza della curva del rapporto tra ventilazione al minuto e produzione di anidride carbonica (VE/VCO2 slope), che indica quanto il paziente sia “costretto” a iperventilare durante l’esercizio, spia di impegno vascolare polmonare
  • Le oscillazioni ventilatorie durante l’esercizio, che rappresentano una spia di aumento della pressione di riempimento nelle camere di sinistra del cuore.


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